“Via i ROM da Ponticelli” – ma il problema non é risolto

E’ finita la caccia “popolare” ai ROM ( come dice Gad Lerner sul suo Blog)

L’ass. Municipale Gragnano ( per il lungo periodo )  e la maggioranza del PD Municipale propongono di attrezzare un area sita in via delle industrie  

Anche il capogruppo p.r.c., Carotenuto ( vedi ultino commento ) fa riferimento al “rilancio della struttura di Via delle Industrie come Centro di Prima Accoglienza della zona orientale.” 
Il cons. municipale MALANDINO ( leggi ultimo commento ) risponde all’invito del Blog, segnalando, fra l’altro,  alcune reali e gravi  difficoltà frapposte alla realizzazione in via delle industrie  di un sito di accoglienza. Egli  propone, anche,  di prendere in considerazione luoghi alternativi… 
Riceviamo da “La rete SocialFest”  segnalazione  che la struttura sita in via Pacioli ( immediatamente contigua al parco De Filippo) é stata scelta come luogo, destinato ad ospitare una parte della comunità ROM a Ponticelli ( Leggi commento ).
Speriamo in  un intervento chiarificatore da parte dei vari esponenti Municipali ( Gragnano, Malandrino) e Comunali ( Carotenuto) che ci avevano tenuti informati sulla questione e che pure, ci sembrava,  si stessero adoperando per una soluzione più “consona”

Bisogna anche urgentemente provvedere alla bonifica di quei luoghi, va ricordato che in passato sono state scaricate lamiere di amianto, mai rimosse dall’ asl o carcasse di auto presumibilmente rubate.

Ma dal comitato lettieri ( vedi sito ) giungono buone notizie in questo senso !

Inoltre bisogna urgentemente recintare quei luoghi, al fine scongiurare il pericolo che essi vengano usati per attività illecite di ogni genere.

In ultimo va ricordato che in quei luoghi, sarebbe previsto l’avvio dei lavori di Recupero urbano (P.R.U.)

 

17 Risposte a ““Via i ROM da Ponticelli” – ma il problema non é risolto”

  1. Raffaele Carotenuto Dice:

    ROM… ma il problema non è risolto. Proprio così.
    La prossima settimana darò conto a questo blog su un mio intervento presso l’Assessore all’Edilizia – Felice Laudadio affinché non gli “sfugga” l’immediatezza di pulire e recintare i sub-ambiti 1 e 2 (Ex Cupa Lettieri, Via San Michele,Via Maria Malibran, Via Argine) del piano di recupero urbano affinché la bonifica radicale rappresenti il risarcimento minimo e l’inizio di un riscatto territoriale ed ambientale.

    Raffaele Carotenuto

  2. Raffaele Carotenuto Dice:

    ROM… ma il problema non è risolto. Proprio così.
    Sento il dovere di proporre e rilanciare all’amministrazione comunale un confronto sull’integrazione dei migranti nell’area est di Napoli.
    Due gli assi portanti: un ufficio speciale ROM e rilancio della struttura di Via delle Industrie come Centro di Prima Accoglienza della zona orientale.
    Attualmente l’unico Centro di Prima Accoglienza è ubicato nella zona occidentale e precisamente a Soccavo (ex scuola Deledda). Un esempio di integrazione che coniuga regole, comportamenti, collaborazione con enti terzi e rispetto reciproco. Un esempio di cui dovremmo vantarci, un’esperienza che io reputo d’eccellenza (invito a visitarla).
    Altro punto che nessuno mensiona è esattamente il centro della città. A Via Pavia, 129 – nel cuore di Napoli – è attivo da alcuni mesi un Centro di Coordinamento per senza fissa dimora gestito dalla cooperativa UMPIS – Il Camper, ovvero dagli stessi soggetti che operano in città con l’unità mobile di pronto intervento sociale.
    Sempre nel centro storico, a pochi passi dalla zona della Ferrovia (Piazza Garibaldi), è da sempre funzionante l’ex dormitorio pubblico trasformato in centro di accoglienza. Altra struttura d’eccellenza gestita dal Comune in collaborazione con enti cattolici.
    Manca all’appello esattamente la zona orientale.
    La necessità della creazione, quindi, di un nuovo polo d’integrazione ed una più stringente capacità cosiddetta “circolare” dei modelli di accoglienza è tema a cui un qualcosa che si richiama alla sinistra non può e non deve sfuggire.
    Interverrò ancora sull’argomento.

    Raffaele Carotenuto

  3. Raffaele Carotenuto Dice:

    Come detto in precedenza segue la nota che fa riferimento alla zona PRU – sub-ambiti 1 e 2.

    All’Assessore all’Edilizia Pubblica e Privata
    Avv. Felice Laudadio

    Oggetto: Ponticelli aree P.R.U. – sub-ambiti 1 e 2

    Egr. Assessore,

    a seguito degli incresciosi episodi di violenza e persecuzione dei ROM rumeni presenti su parte delle aree P.R.U. di Ponticelli, Le sottopongo una riflessione quanto meno opportuna e dettata dalla necessità di non produrre arretramento di tempi rispetto ai cantieri da installare, da qui a breve, sulle aree di cui all’oggetto.
    Una volta liberate le superfici le stesse si presentano abbandonate come nella condizione che precedeva l’ospitalità della popolazione straniera, quindi, assolutamente vulnerabili a qualsiasi terzo intruso e/o interessato.
    Pertanto, con la presente si chiede alla S.V. di voler prevedere:

    a) una bonifica radicale delle aree oggetto di smantellamento delle baraccopoli
    b) una improrogabile recinzione a protezione delle stesse.

    Sui convincimenti esplicitati si chiede di rispondere ai sensi e per gli effetti della legge 241/90 e s.m.i.

    Cordialità.

    Il Presidente del Gruppo P.R.C.
    Raffaele Carotenuto

  4. Nazario MALANDRINO Dice:

    Condivido la necessità di un polo d’integrazione che si configuri come strumento di contrasto all’esclusione sociale, vera e propria emergenza napoletana, e insieme centro di transito capace di alleviare i problemi di chi non sa dove andare a dormire, come mangiare, lavarsi e orientarsi.
    Si tratta di implementare strumenti e risposte
    • o per accogliere quanti, privi di idonei documenti identificativi, non hanno accesso alle strutture pubbliche e che tuttavia versano in condizioni di gravissimo disagio sia psichico che materiale
    • o per creare semplicemente degli spazi protetti nel periodo in cui la persona è disorientata e priva di punti di riferimento, come l’Opera Don Calabria che accoglie persone ex detenute, ex tossicodipendenti, inferme di mente, o anche tra gli extracomunitari – comunque caratterizzati dal fatto di non avere una dimora, per offrire loro una sistemazione provvisoria durante il tempo occorrente alla ricerca di un lavoro e/o di una abitazione adeguata.
    • c’è anche l’esigenza di qualcosa di simile ai Centri di Accoglienza Femminile in cui vengono temporaneamente accolte giovani donne con figli, tra persone ex-prostitute, ex tossicodipendenti, extracomunitarie, inferme di mente, tentando di ridurre il più possibile i casi di separazione delle madri dai propri figli con l’obiettivo di creare per le ospiti del centro e i loro figli una forma di vita che sebbene transitoria sia quanto più possibile vicina ai canoni della normalità.

    Per questi motivi, il Coord. Ponticelli Interetnica, che fondammo circa 6 anni fa riunendo sigle partitiche, associative e sindacali, elaborò la proposta di Via delle Industrie non solo come mega Centro di Accoglienza, ma anche Mensa e Domicilio Sociale.
    All’oggi, le cose sono andate peggio di quanto si potesse prevedere… anche i 30 Rom scampati alle notti di follia di Ponticelli e insediatisi sabato nel piazzale del Palazzo di Via delle Industrie sono stati sgomberati: oltre ai rischi di incolumità in una struttura disponibile da 53 mesi per le politiche sociali del Comune di Napoli e solo oggi oggetto di perizia tecnica (nonostante le rassicurazioni offerte a margine dell’operazione di Via Botteghelle 123), c’è il pericolo denunciato dai tecnici ENI. Questi, temendo un ritorno di fiamma nei gasdotti sottostanti, i quali tra l’altro servono buona parte della città, diffidano ed esortano il Comune a non lasciare in alcun modo che sull’area si riproducano condizioni simili a quelle dei campi di Ponticelli.

    Ovvio che una ristutturazione seria, anche a stadi di avanzamento, mi vedrebbe impegnato di nuovo sulla proposta; tuttavia, invito a verificare anche lo stabile di via Argine pressi via delle Industrie, su cui in Municipalità stiamo lavorando da un po’: trattasi di locali comunali precedentemente utilizzati per gli uffici di Tipografia e stampa.

    Tutti sanno quanto vorrei lavorare all’urgenza di una logica del territorio piuttosto che sulla logica dell’urgenza, tuttavia, dopo questa brutta lezione, è ancora opportuno concentrare l’attenzione e la responsabilità, oltre che sui progetti, sull’emergenza. Mi riferisco ai bipiani.
    Ricordo a tutti che gli alloggi in amianto dove risiedono italiani, albanesi e africani ricadono nel Sub-Ambito n 6 dei PRU: ristrutturazione urbanistica del “Campo Bipiani” di via Volpicella; per i quali è prevista una configurazione di struttura integrata residenzial-terziaria, da realizzare attraverso la ristrutturazione urbanistica che prevede il completamento della demolizione degli attuali prefabbricati.
    Non arriviamo all’ultimo momento come per i campi Rom, non lasciamo la Municipalità con il cerino in mano.

    Abbiamo un po’ di tempo per ragionare perchè l’intervento, pur rientrando nel PRU di Ponticelli, non è finanziato con i fondi dell’Accordo di Programma, ma attende il finanziamento alla Regione Campania, nell’ambito degli interventi per il piano casa.

    Nel frattempo, si è sbloccato per i PRU, oltre ai citati sub 1 e 2 di cui mi pare sappiate tutto, anche il completamento interventi di edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata. Potremmo definirlo interventi di HOUSING SOCIALE se riusciamo a vincolare al rispetto di graduatorie di assegnazione dei 144 alloggi e se innoviamo usando un criterio simile a quello di formazione di una classe scolastica: l’eterogeneità.
    In questo bisogno c’è bisogno di tutti, ceti popolari e ceti medi: senza non c’è integrazione e forse la vera emergenza restano i non luoghi in cui vivono i deportati del post-terremoto, con i quali non si è riusciti a costruire una cultura della cittadinanza e la cui esasperazione ed emarginazione (restano immigrati da Napoli!) contribuisce a generare gli episodi violenti per cui siamo divenuti tristemente famosi.

  5. Andrea Napoletano Dice:

    Passeggiando ieri sera per Viale Margherita, scorgo, nei pressi della Farmacia, due transenne disposte trasversalmente sul marciapiede in modo da impedire il passaggio, quasi fosse una barricata mobile.
    Sulle transenne c’era scritto “no ai motorini sul marciapiede”.
    Chi abita a Ponticelli non si stupisce di dover convivere con le moto che viaggiano, anche a forte velocità sui marciapiedi di V.margherita e C.so Ponticelli.
    Non so chi é stato ad ideare questo tipo di protesta, ma credo che a questa persona debba andare tutta la nostra solidarietà.

  6. beatrice fiore Dice:

    Rispetto delle leggi………..non assistenzialismo
    Ho letto con attenzione la lettera del consigliere Raffaele Carotenuto a proposito dell’operazione di assorbimento in una società del Comune di Napoli, di decine di OSS previste nel nuovo piano sociale del Comune. Convengo con alcune considerazioni del consigliere comunale, ma ahimè mi sfugge la ” ratio” di alcuni punti del suo intervento sulla testata giornalistica ” La Repubblica”.
    In primo luogo l’operazione è stata spalleggiata in maniera spudorata da organizzazioni quali la Gesco (leggi lega delle Cooperative) e sindacati, dimenticando che il bilancio del Comune di Napoli esternalizza anche altri servizi ( ad esempio per i minori a rischi) i cui operatori ( io sono la coordinatrice dell’area orientale di uno di questi progetti per minori) non vedono lo stipendio da svariati mesi.
    Non voglio fare polemiche di cattivo gusto sulla pelle dei minori ma mi chiedo come è possibile fare distinzioni nel comparto di assistenza a minori e disabili, salvaguardando solo gli operatori di un settore e abbandonando a se stessi gli operatori della c.d. 285? Mi chiedo non è possibile un piano complessivo che preveda la nascita di una ” società in house ” apposita per questo settore ed ingoblare gli operatori che ad oggi nn ricevono stipendio, o utilizzare qualche società del comune già in house?. Mi permetto di osservare che le risorse nelle pieghe del bilancio ci sono ( sono i cosiddetti capitoli di spesa dei servizi sociali esternalizzati, correlati a trasferimenti vincolati a ciò dello stato) basterebbe aspettare la scadenza dei contratti in outsourcing in essere e destinare questi fondi con una semplice variazione del bilancio pluriennale alla costituenda società in house……….o a quella esistente.
    In più con un accordo/convenzione con l’Agenzia del Demanio che gestisce gli immobili confiscati alla Camorra, con l’ausilio dei PON sicurezza, questi potrebbero essere riattati e trasformati in case famiglia per minori e altre categorie a rischio ( v. Rom). L’operazione in fin dei conti, mi assicurano, sarebbe a costo zero per il comune, anzi ne avrebbe un vantaggio patrimoniale con l’acquisizione di nuovi immobobili e darebbe maggiore serenità alle centinaia di operatori del settore.
    Perchè allora non ci ragioniamo?
    Beatrice Fiore

  7. Raffaele Carotenuto Dice:

    Cara Beatrice,
    innanzitutto ti ringrazio per le considerazioni che fai su una scelta operata dal Consiglio Comunale di Napoli il 21 maggio scorso, dopo 12 ore di estenuante discussione.
    Provo a chiarire alcuni punti da te sollevati ferme restando le riflessioni che fai e che rispetto.
    Una prima conquista politica ascrivibile al sottoscritto a favore degli attuali OSA fu la introduzione nel Capitolato Speciale d’Appalto del cosiddetto “passaggio di cantiere” (ex art. 37 del CCNL del comparto socio educativo assistenziale e di inserimento lavorativo) tra il 2002 e il 2003 (Raffaele Tecce Assessore alle Politiche Sociali).
    Il 28 dicembre 2004 il Consiglio Comunale votò, su mia proposta, un ordine del giorno che impegnava il sindaco e i competenti assessori a valutare la possibilità/opportunità di far svolgere il servizio di assistenza ai disabili nelle scuole alla nascente società Napoli Sociale spa, partecipata dell’Amministrazione Comunale (60%) in partenariato con Sviluppo Italia (40%).
    L’indirizzo politico, quindi, è stato dato da quella assemblea diversi anni fa.
    Gli assistenti materiali, nel frattempo e in quegli stessi anni, ebbero la facoltà di formarsi e diventare Operatori Socio Assistenziali (OSA) con corsi organizzati dalla Regione Campania in base al nuovo formulario delle professioni sociali che vigono nella nostra regione, in modo assolutamente gratuito, per essere pronti a quanto il legislatore aveva previsto sin dal 2001 con la Circolare 3390 del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) operando la distinzione tra personale A.T.A. in capo all’Ufficio Scolastico Regionale (ex bidelli), a cui rimanevano affdati i compiti di assistenza materiale agli alunni portatori di handicap, e competenza degli enti locali in merito all’assistenza specialistica a quei medesimi soggetti.
    Di qui la necessità di formare il personale delle cooperative sociali alla nuova mansione e la giustificazione del titolo OSA.
    Lo spostamento del servizio di assistenza specialistica a favore degli alunni disabili dovrà essere svolto, il prossimo anno didattico, dalla Napoli Sociale spa (vedremo in quali forme e modi) con personale avente titolo OSA rilasciato dalla Regione Campania ed aver svolto già tale servizio negli ultimi 2 anni in maniera continuativa e con regolare contratto di categoria.
    Questo è quanto ha votato l’aula. Null’altro.

    In merito a eventuali sponsor dell’operazione, permettimi di dire concepita anni fa ed alla luce del sole, non vi è nessuno tranne innanzitutto il protagonismo dei lavoratori e l’umile azione dello scrivente che in dieci anni di presidente della Commissione Politiche Sociali ha saputo progettare un cronoprogramma di azioni che hanno, in ultima analisi, portato ad una scelta del genere.
    Gesco Campania ha dovuto subire l’introduzione del passaggio di cantiere prima e la scelta successiva di far gravitare tale servizio e relativi lavoratori in Napoli Sociale spa.
    Relativamente alle economie a disposizione l’assistenza ai disabili nelle scuole impegna Euro 5.100.000 per anno e gli stanziamenti risiedono in apposito capitolo di bilancio provvedendo alla loro copertura con fondi propri dell’ente.
    A differenza dei fondi 285, come ben sai, che vengono derivati da apposito fondo ministeriale per la città di Napoli considerata “riservataria” dalla citata legge.
    Non credo tecnicamente ed amministrativamente possibile operare e ripetere una simile scelta per il personale assistente i minori e gli infanti.
    Tuttavia e chiara la condizione di difficoltà di tutti gli operatori del sociale a Napoli (poco meno di 4 mila soggetti), a partire dalla mancanza di regolarità dei pagamenti, ma anche della flessibilità applicata verso gli operatori, la condizione di sostanziale sfruttamento in cui sono costretti ad operare, la sottoscrizione di contratti da fame e quant’altro non viene fatto emergere da nessuna parte.
    Il solo dibattito ospitato da “Repubblica” ha permesso alla mia persona di svelare un pezzo (quello dell’assistenza ai disabili nelle scuole) del variegato e plurimo mondo del sociale a Napoli, attirandomi le critiche delle centrali cooperative dell’intera Campania (Lega Coop Campania, Agci Campania e Confcooperative Campania). Ma la politica richiede coraggio e scelte coerenti.
    Credo di aver avuto coraggio nel far “mollare l’osso” a tre cooperative che operavano in regime di monopolio privato e sotto mentite spoglie dal lontano 1995 e di essere stato coerente con la mia storia politica nel momento in cui ho favorito una scelta che fa risparmiare il Comune di Napoli e prima ancora toglie da una massacrante condizione di precarietà 215 persone titolari di diritti.
    Ma la storia non è tutta qui.
    Se sei d’accordo e ti andrà possiamo continuare a dialogare su questo blog, basta che mi solleciti riflessioni ed argomenti in tale settore (di cui pochi parlano ed ancor più pochi capiscono qualcosa).
    A presto.

    Raffaele Carotenuto

  8. Social Fest Dice:

    COMUNICATO STAMPA DELLA RETE “SOCIAL FEST” DI PONTICELLI
    ADERENTE AL COORDINAMENTO CITTADINO PER LO SPAZIO PUBBLICO

    In riferimento alle notizie di stampa comparse stamane in merito all’orientamento dell’Amministrazione Comunale di realizzare un centro di accoglienza per i Rom (o in generale per gruppi di migranti attualmente presenti in campi spontanei sul territorio cittadino e municipale) negli edifici di via Pacioli a Ponticelli, edifici che formano parte integrante del Parco Fratelli De Filippo e che ospitano attualmente vari uffici e in particolare la Scuola Regionale di Polizia Municipale, la Rete del Social Fest Ponticelli – composta da decine di associazioni, scuole e parrocchie attive del quartiere – invia agli organi di stampa la seguente dichiarazione.

    “Sulla drammatica vicenda dei Rom, ancora una volta il Comune di Napoli prende una iniziativa senza minimamente promuovere un percorso partecipativo della cittadinanza e degli enti del terzo settore impegnati “sul campo” da anni nella ricerca di modalità di integrazione dei migranti nel tessuto sociale del quartiere e in azioni concrete per arginare le indicibili condizioni di degrado urbano di ampie zone del territorio che alimentano il senso di abbandono e di sfiducia nelle istituzioni da parte degli abitanti. Proprio domenica scorsa era prevista una manifestazione al Parco De Filippo nell’ambito del Social Fest Ponticelli (tutt’ora in corso) e il Comune di Napoli ha negato l’autorizzazione all’accesso al Parco, ammettendo clamorosamente ciò che le associazioni e i cittadini denunciano da anni, e cioè che il Parco – formalmente e irresponsabilmente tenuto aperto al pubblico – è inagibile a causa dell’incuria e del vergognoso scarico di responsabilità tra Comune e Municipalità.
    Dall’emergenza Rom a Ponticelli – dopo che le stesse forze politiche che sostengono l’amministrazione cittadina sono state sopraffatte dal clima xenofobo alimentato dai clan, gli unici soggetti usciti rafforzati dai “giorni della vergogna” a maggio – si esce soltanto con una programmazione seria e partecipata degli interventi di accoglienza dei migranti e con un impegno vero, visibile delle istituzioni a migliorare le condizioni di vita di un quartiere ancora in questi giorni letteralmente in balia di scarichi illegali di rifiuti pericolosi persino nelle ore diurne.
    In questo senso individuare in una struttura – il Parco De Filippo, che ha una ben precisa destinazione d’uso e che attende, anzi, una riqualificazione e un rilancio – rilancio, visto l’episodio di domenica, a cui il Comune di Napoli evidentemente si oppone – rappresenta una vera e propria provocazione considerate le decine di immobili pubblici e privati abbandonati presenti nel quartiere che attendono solamente di trovare un utilizzo; a partire dalla struttura di viale delle Industrie già destinata a centro di accoglienza e poi inspiegabilmente accantonata. Vogliamo sperare che la soluzione di via Pacioli non sia stata individuata soltanto perché la più economica per una amministrazione sull’orlo del collasso finanziario. Se gli enti locali – a partire dalla Provincia e dalla Regione – vogliono promuovere sul serio una politica per l’immigrazione e l’accoglienza devono sapere che occorre investire, investire e – possibilmente – gestire in maniera oculata ed efficiente.

    Quindi:
    SÌ AL CENTRO DI ACCOGLIENZA A PONTICELLI O NELLA SESTA MUNICIPALITÀ –
    NO ALLA ENNESIMA SOTTRAZIONE DI UNO SPAZIO PUBBLICO DESTINATO A MIGLIORARE LA VITA URBANA QUOTIDIANA DI TUTTI: RESIDENTI E MIGRANTI.

    Sia chiaro: ancora una volta non è la popolazione di Ponticelli, la sua società civile ancora (chissà per quanto) presente e propositiva a cadere nella trappola dello stigma razzista, ma sono le istituzioni e i suoi rappresentanti politici a dimostrarsi strutturalmente incapaci di trovare soluzioni a problemi e di pianificare interventi sociali e urbanistici razionali e condivisi.”

    La rete del Social Fest Ponticelli

    Per informazioni sul Social Fest Ponticelli: http://www.socialfest.wordpress.com

  9. Raffaele Carotenuto Dice:

    Questo è il comunicato stampa fatto dal sottoscritto che segnala la situazione complessiva del verde a Ponticelli.
    Io sapevo ed ho denunciato (16 giugno 2008).

    COMUNICATO STAMPA

    Il verde pubblico di Ponticelli fa schifo

    Da personale sopralluogo presso i parchi pubblici Fratelli De Filippo, Fratelli De Simone e Lago Fusaro di Ponticelli ho potuto constatare, provando profonda rabbia, lo stato pietoso del verde, oltre all’incuria e al degrado in cui versano questi pochi polmoni ambientali della periferia est di Napoli lasciati in totale abbandono.
    Verde diventato sterpaglia, alberi non potati, rami secchi adagiati a terra, cancelli divelti, marmi rotti, fontanine sparite, personale giardiniere inesistente.
    E’ indecoroso mantenere in questo stato il verde a Ponticelli. L’assenza di programmazione, come sempre succede, lascia questi segni.
    Chiedo al sindaco un immediato intervento risolutore.

    Napoli, 16/06/2008 Il Presidente del Gruppo P.R.C.
    Raffaele Carotenuto

  10. Raffaele Carotenuto Dice:

    Mi sia consentito inviarvi la lettera apparsa sul quotidiano il “Mattino” del 16 giugno ultimo scorso dal titolo: “Cosa manca a Ponticelli”, in risposta a precedente del Dott. Nazario Malandrino (così qualificatosi e non come Consigliere Municipale).

    Leggo, non senza meraviglia, la lettera del dott. Nazario Malandrino dal titolo: Ponticelli e le terre dei progetti mancati” del 13 giugno ultimo scorso.
    La frase che mi ha colpito è: “il manovratore ci faccia capire come si produrrà reddito in quest’area, involuta nei decenni da agricola a deindustrializzata”.
    Ma chi è il manovratore?
    Il dottor Malandrino è autorevole consigliere municipale del Partito Democratico che se non sbaglio esprime anche la presidenza di quel Consiglio Municipale, due assessori su quattro, 5 presidenze di Commissioni, 15 consiglieri su 30 (50%). Inoltre, un sindaco espressione del Partito Democratico (che noi onestamente sosteniamo).
    Sembra azzardato far finta di non conoscere manovratore e manovratori. Come pure lamentarsi dei servizi sul territorio (vigili, giardinieri, sportelli comunali) quando le istruttorie, la gestione e la funzionalità amministrative di quanto si lamenta sono esattamente appannaggio politico di esponenti del PD locale (presidenti di commissioni consiliari).
    Faccio notare poi una anomalia tutta di Ponticelli addirittura inedita nel panorama del PD nazionale: esistono, in seno a quell’organismo assembleare, il Partito Democratico e il Partito Democratico-Campania Democratica. Alchimie della rappresentanza politica che nascondono divisioni e insanabili lacerazioni.
    Per quanto riguarda i destini di Ponticelli, essendo il Presidente del Gruppo Comunale del Partito della Rifondazione Comunista e per di più vivendo da generazioni in quella periferia della città, mi sento, tra gli altri, titolato ad esprimere qualche giudizio, naturalmente con una visione da classe dirigente e non da uomo qualunque.
    Sui rom-rumeni vorrei far conoscere ai lettori di questo giornale che la stessa sera che furono incendiati i primi due campi di via Malibran il Partito Democratico affisse, per l’intero quartiere, un manifesto dal titolo: Via gli accampamenti Rom da Ponticelli”. Ci vuole davvero una faccia tosta a parlare di immigrati ed immigrazione.
    Sulle condizioni per lo sviluppo della zona est invece vanno recuperate scelte già fatte e dare immediata esecutività a quanto deciso, oltre a dover immaginare percorsi e progetti nuovi.
    Da rappresentante istituzionale mi sento addirittura inadeguato a poter rispondere a tutte le domande che quella parte del territorio chiede alla politica. Tuttavia cerco di affrontare le questioni con umiltà e sapendo ascoltare. Ciò che è mancato e manca da molti anni a chi è altrettanto classe dirigente e fa finta di non esserlo.

    Raffaele Carotenuto

  11. Raffaele Carotenuto Dice:

    Il 9 giugno ultimo scorso ho indirizzato la seguente lettera all’Assessore all’Ambiente Rino Nasti.

    Mi giunge voce che il personale giardinieri del parco pubblico Fratelli De Simone sarebbe stato ritirato, o comunque non si ravvisa la loro presenza all’interno dello stesso.
    Sembrerebbe abbastanza strana la conferma di tale notizia.
    Pertanto, chiedo conferma di quanto riferitomi.

    Raffaele Carotenuto

  12. Raffaele Carotenuto Dice:

    In risposta alla lettera del 9 giugno di cui all’intervento precedente, il responsabile del Servizio Parchi e Giardini dell’Unità Operativa di Ponticelli risponde che “la voce in merito al personale giardiniere operante all’interno del parco pubblico Fratelli De Simone è completamente non veritiera”.
    Prima di esternare tutto ciò il sottoscritto, in qualità di rappresentante istituzionale, ha ricevuto telefonate, ha svolto sopralluoghi e si è confrontato con qualche cittadino.
    Posso sperare che mi arrivi qualche fotografia sullo stato del verde di Ponticelli?
    Chi scrive su questo blog può attivare un processo partecipativo ed affiancare, in forme e modi da stabilire, l’azione istituzionale di chi comunque qualcosa la dice e la fa, anche oltre questo meccanismo comunicativo e visibile alla cittadinanza?
    Voglio sperare che l’azione di denuncia, autorevolmente svolta dal blog, non sia finalizzata solo a far crescere il sentimento dell’antipolitica (azione non propriamente necessaria per chi è stato e si propone come classe dirigente).
    Ribadisco che le battaglie si fanno sempre a viso aperto ed in ogni caso che vengano sempre rintracciate da chi deve giudicare.

    Raffaele Carotenuto

  13. Raffaele Carotenuto Dice:

    Si invia il sollecito sulle aree P.R.U. sub-ambiti 1 e 2 (aree incendiate).

    Prot. n. 98 del 20/06/2008

    All’Assessore all’Edilizia
    Avv. Felice Laudadio

    Oggetto: nota prot. n. 75 del 26/05/2008

    Egregio,
    con la nota richiamata in oggetto lo scrivente analizzava la condizione territoriale dell’area P.R.U. – sub-ambiti 1 e 2 interessata da incendi dolosi ai campi occupati dai rom-rumeni e chiedeva:
    a) bonifica radicale delle aree oggetto di smantellamento delle baraccopoli
    b) una improrogabile recinzione a protezione delle stesse.
    A tutt’oggi nessuna risposta è pervenuta.
    Si chiede di rispondere ai sensi e per gli effetti della legge 241/90 e smi.
    Distinti saluti.
    Napoli, 20/06/2008 Il Presidente del Gruppo P.R.C.
    Raffaele Carotenuto

  14. Raffaele Carotenuto Dice:

    Vi invio, per opportuna conoscenza, il comunicato stampa “in reazione” a scandalosa intervista di esponente PD della VI° Municipalità apparsa stamane sul quotidiano “Il Mattino”.

    COMUNICATO STAMPA

    ROM Ponticelli: grave intervista esponente PD

    Sul quotidiano “Il Mattino” di oggi appare un’intervista ad un Consigliere della Municipalità 6 (zona est) esponente del Partito Democratico grave, lesiva ed offensiva dei diritti umani all’indirizzo dei rom che a detta di quest’ultimo “devono sparire”.
    I vertici provinciali del PD censurino immediatamente quel messaggio politicamente raccapricciante e che promana un linguaggio che legittima la persecuzione di un popolo che fugge dalla miseria e dalla povertà.
    Se non sbaglio lo stesso consigliere municipale, all’epoca del pogrom, era esponente di spicco di un Comitato locale che perseguiva i rom-rumeni.

    8 luglio 2008

    Il Presidente del Gruppo P.R.C.
    Raffaele Carotenuto

  15. Gabriele Dice:

    La tua indignazione é anche la mia!
    spero che i vertici del PD possano censurare le frasi dette dal Consigliere Municipale !

    Bisogna pur dire però che ad oltre un mese dai “fatti” é stata fatta solo una (molto) parziale bonifica dei luoghi

    Non é stato proposto alcun luogo in Ponticelli che possa ospitare i ROM.

    Ti impegnasti persolamente, ( su questo Blog é documentato ) su questa Battaglia.

    La proposta di mettere i ROM nel parco, tu lo sai bene, é addirittura “illegale” !

    E’ giusto indignarsi per l’intervista di un cons. municipale del PD. Bisogna pure però prendere atto che l’assessore comunale Riccio si é evidentemente dimostrato incapace di gestire il problema

    Anche l’assessore municipale Gragnano credo sia da censurare per la sua ostinazione a non prendere in considerazioni altre proposte oltre al parco de Filippo.

  16. enzomolisso Dice:

    Stavolta non mi va di scherzare con metafore afgano – ponticellesi, ma ho letto quanto detto da raffinati esponenti locali del PD, peraltro anche eletti in seno al consiglio municipale e mi vergogno come cittadino ed elettore.Questi del PD locale( in particolare quell’ex democristiano dalla bionda e rada chioma ) non sanno fare altro che incitare alla violenza xenofoba e cavalcare un malcontento ed un’esasperazione in parte condivisibile. Tralasciate le confuse idee sullo “jus soli” ovvero sul diritto di vivere in un determinato luogo, questi “rappresentanti istituzionali” conoscono cos’è l’etica della responsabilità? E’ troppo facile dire cose scontate ma inattuabili, anche a me del resto piacerebbe poter dire che le tasse sarebbe bene non pagarle ma l’etica ed il senso civico comune a molti dei lettori di questo blog ci impongono di dire che le tasse vanno pagate in ragione dei propri redditi. Perchè allora questi che Flaiano defirebbe figli di quella mamma degli sciocchi perennemente incinta esortano a odi primordiali invece di proporre soluzioni come a Milano per la moschea? Si è arrivati al paradosso che un Ente come la provincia di Napoli stanzi € 1.200.000,00 per il miglioramento dei campi di accoglienza Rom nel bilancio 2008 e pochissimi politici lo hanno divulgato a mezzo dei media e ben 11 milioni di € furono stanziati nel 2007 dalla Regione Campania per le misure di accoglienze ed i progetti di integrazione per le comunità dei sinti. Dovere di un politico, ancorchè di sinistra, dovrebbe essere di capire il perchè la gara di appalto ( con una serie di ricorsi al Tar) è in ritardo sia nell’aggiudicazione che ovviamente nell’esecuzione di questi centri di accoglienza, che poi sono misure adottate anche da altri paesi dell’Unione Europea. Sono stanco di chi fa solo provocazioni come quella fatta da quel consigliere regionale locale che proponeva di spostare i campi Rom al Virgiliano. Non serve a nessuno fare i populisti così come non serve addossare le colpe solo e soltanto sulle Giunte, regionale, provinciale e comunale ………. compito di un consigliere dovrebbe essere quello di vigilare anche sull’attuazione dei progetti di spesa ( i c.d. PEG) e di denunciarne i ritardi della macchina burocratica ahimè non immune da responsabilità. Pertanto prima di sbraitare sulle pagine dei giornali o peggio ancora in televisione mi auguro che chi abbia responsabilità da eletto in seno alle maggioranze delle varie assisi di diverso livello si accerti che i famosi programmi seguano il loro iter velocemente. Non ha senso votare un bilancio di un Ente come la Regione, la Provincia o dei Comuni che prevede insediamenti ROM ( è superfluo dire che siano dignitosi e igienicamente accettabili) e poi incitare la cittadinanza a gesti che potrebbero rivelarsi pericolosi per la vita di uomini e donne, cittadini italiani e Rom.
    Chiedo almeno che quei tuttologi del PD che alimentano le tensioni nella cittadinanza, abbiano la coerenza di lasciare i banchi della maggioranza se ritengono che sulla strada di Damasco siano stati folgorati dai fulmini della verità. La coerenza ha un costo.

  17. Alessio Viscardi Dice:

    da http://www.littlebridges.splinder.com/
    e http://napoli.blogolandia.it/2008/07/30/il-fuoco-infetto-di-ponticelli-angelica-la-zingarella-addestrata-per-il-rapimento-3-video-sui-roghi-di-rifiuti/

    La mattina del 10 maggio 2008 una zingara di sedici anni si intrufola in una villetta di via Principe di Napoli, a Ponticelli, intenzionata a rapire una bambina di pochi mesi. La pronta reazione della madre e del nonno sventano ‘miracolosamente’ il piano criminale. La rom viene arrestata dalla polizia e salvata da un sicuro linciaggio popolare. Poche ore dopo i campi rom di Ponticelli sono presi d’assalto da folle di manifestanti. Giorni dopo, nel pomeriggio del 12 maggio, scoppia la rivolta popolare: centinaia di abitanti del quartiere fanno irruzione nei campi e danno fuoco alle baracche abusive, mettendo in fuga tutti i nomadi che vi abitavano.

    Passati quasi due mesi, all’inizio di luglio qualche rom decide di tornare a Ponticelli. La reazione è pronta e numerosi campi tornano a bruciare. Partiamo da questi ultimi eventi per comprendere le reali motivazioni dell’attacco ai campi rom di maggio. Bruciano in questi giorni di luglio non soltanto i campi dove i nomadi erano tornati ad abitare, bruciano anche discariche abusive di immondizia. Quale è il legame oscuro che unisce zingari e rifiuti a Ponticelli? Questo legame ha un solo nome: clan Sarno.

    Per rendere conto delle strategie mediatiche e popolari messe in atto negli ultimi mesi dobbiamo partire da ciò che accadde nei giorni infuocati di maggio, quando la popolazione infuriata per il tentativo di rapimento prese di mira i campi rom. Analizziamo innanzitutto chi è la presunta rapitrice. Salvata dalla polizia, la giovane dice di chiamarsi Angelica, ma in realtà già una settimana prima questa stessa ragazza (col falso nome di Maria) si era intrufolata in una casa a piano terra poco distante dalla villetta del rapimento. In via Viscardi aveva tentato di rubare un paio d’orecchini d’oro. Salvata dal linciaggio popolare, era stata affidata dalla polizia ad un centro di prima accoglienza, da cui si era allontanata qualche giorno prima del tentato rapimento. Questa è solo la prima di una serie di coincidenze che inducono a riflettere. In questura si è infatti ipotizzato che la ragazzina potesse appartenere ad una banda di nomadi, ipotesi poi decaduta. Come mai colei che pochi giorni prima aveva rischiato di morire per mano della popolazione infuriata ripete l’atto, anzi ne commette uno più grave, rischiando nuovamente la vita?

    Ben presto, dopo l’arresto della giovane la popolazione si rivolta contro la presenza rom sul territorio. Vengono istituiti dei presidi davanti i campi. Reazione strana, molto contenuta. La sera del sabato 10 maggio vi sono minacce, ma pochi atti di vendetta. L’unica reazione che oseremmo definire ‘autentica’ è il pestaggio e l’accoltellamento di un rumeno, che tra le altre cose non viveva nei campi presi di mira e lavorava regolarmente come operaio.

    La reazione popolare, invece, sa molto di artificioso. Un presidio immobile che sta lì solo come avvertimento. Avvertimento non dissimile da quello che alcuni ragazzi a viso coperto lanciarono ai rom nei mesi in cui a Pianura divampava la protesta contro la riapertura della discarica. Ecco il primo collegamento che possiamo rinvenire tra le ‘questione rom’ di Ponticelli e l’emergenza rifiuti napoletana. Infatti, quando a gennaio scoppiarono i disordini legati alla discarica di Pianura, a Ponticelli bande di giovani in sella a motorini attaccarono con spranghe i campi rom disseminati tra via Argine e via Virgina Woolf. L’atto aveva una chiara valenza intimidatoria legata ai tumulti popolari. Ma fu solo in seguito al tentativo di rapimento che tutta la popolazione si mosse per scacciare i nomadi dal territorio. Si potrebbe quindi ipotizzare un’intolleranza repressa che ha trovato la propria valvola di sfogo, ma alcuni elementi non quadrano e lasciano che l’immaginazione apra nuovi campi di indagine. Partiamo innanzitutto dalla famiglia Martinelli, vittima del presunto rapimento. Sembrano brava gente, persone per bene che danno anche una mano a chi si trova in difficoltà. Non abbiamo dubbi sul fatto che facessero la carità ai poveri piccoli zingarelli che elemosinavano qualche vestitino, come la famiglia dichiara. Quello che a Ponticelli sanno in molto, però, è che per vivere in una villetta come quella e gestire un autolavaggio, bisogna essere vicini al ‘rione’. Essere vicini al rione significa avere parentele ed amicizie con la gente del rione De Gasperi, ovvero con i Sarno. Il clan Sarno è egemone nella zona vesuviana dall’inizio del 2000, quando le indagini della polizia decapitarono i clan rivali dei De Luca-Bossa e Panico di Santa Anastasia. Da allora questo esercito silenzioso ha eretto un impero florido basato sul traffico di armi e droga. La famiglia Martinelli è quindi una di quelle famiglie che non tollera un affronto, per di più un affronto fatto da una ragazza così sfacciata da sfidarli apertamente tornando a rubare nella stessa zona. Già, perché è chiaro che il rapimento non ci fu mai. È difficile credere che Angelica volesse vendicarsi sottraendo una bambina al nido familiare. È più semplice ipotizzare che fosse tornata a rubacchiare qualcosa. Ma perché tornare proprio nella stessa zona, e perché nonno Martinelli ha massacrato di botte una ragazzina che tentava di tirare a campare? Le ipotesi sono due, o i Martinelli hanno inventato la storia del rapimento per giustificare la propria furia omicida, oppure (molto più probabilmente) tutto era già organizzato. Angelica faceva parti sì di una banda, ma una banda facente capo ai Sarno. Prima la inviarono a rubare in una casa e fu catturata, ma questo gesto era poca cosa per scatenare una rivolta popolare. Ci voleva qualcosa di più grande e così la inviarono nuovamente, nella stessa zona, da qualcuno che conoscevano, perché la messa in scena potesse cominciare.

    Un finto rapimento, ma perché? Cristina Zagaria scriveva in modo lungimirante su La repubblica del 3 maggio che la maggior parte delle baracche rom era sorta sui terreni del cosiddetto “Piano di recupero urbano” di Ponticelli. In aprile era stato approvato dal Comune lo stanziamento di 68 milioni per i terreni occupati dai nomadi e dalla loro immondizia. I lavori devono tuttora cominciare entro il 4 agosto, pena la perdita dei finanziamenti. La giornalista, prima della rivolta popolare, si chiedeva quale privato avrebbe voluto investire in quelle zone, dovendo sostenere costi altissimi per sgomberarle e bonificarle.

    Il PRU è un programma che prevede la riqualificazione del quartiere per venire incontro alle esigenze urbane ed urbanistiche che insorgeranno all’indomani della realizzazione dell’Ospedale del Mare. L’opera, che prevede la creazione del più grande polo ospedaliero del sud Italia, richiede tutta una serie di servizi ausiliarii che il piano mette in atto. Il Pru di Ponticelli prevede la riqualificazione e la razionalizzazione del sistema viario; la realizzazione di un nuovo sistema di attrezzature e spazi pubblici e la previsione, coerentemente con il sistema viario, di un sistema continuo del verde e degli spazi aperti in genere; il completamento, la riqualificazione e la ristrutturazione urbanistica degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica quali le zone del Lotto Zero (Parco della Villa Romana), rione De Gasperi, Villaggio Evangelico e “Bipiani” di via Volpicella. Ma soprattutto, il PRU prevede la realizzazione della cosiddetta ’spina di servizi integrati’ (CIS): sistema di luoghi di nuova centralità composto da edifici per uso residenziale privato e per attività per la produzione di beni e servizi, comprendente un nuovo sistema di spazi aperti pubblici costituito e (quasi certamente) da un centro commerciale.

    Se si osserva con attenzione il piano di realizzazione del PRU, si scopre che il CIS sorgerà proprio sui campi di via Malibran su cui era stato eretto il campo rom più grande. La stampa ha fatto notare come la protesta fosse pilotata da questi interessi occulti, ma non ha scavato in profondità. La protesta non è mai esistita, era tutto orchestrato dal clan Sarno. Bisognava far sloggiare i rom in tempo utile da bonificare i terreni per renderli agibili all’inizio dei lavori in agosto. Qualsiasi tipo di azione repressiva diretta del clan sarebbe balzato alle cronache mondiali come persecuzione. Bisognava prima demonizzare il nemico. La vicenda della bimba rapita fu l’invenzione perfetta. Ciò che accadde dopo fu dapprima intimidazione: ragazzi che incendiano qualche piccolo accampamento, pestaggi con spranghe, lancio di molotov; poi si passò alle richieste. I Sarno hanno da sempre chiesto il pizzo agli abitanti delle baraccopoli: 50 euro al mese per vivere, rapinare e smaltire illegalmente i rifiuti; ma i proventi di questo racket sono ben misera cosa rispetto agli appalti guidati ed al pizzo che si poteva riscuotere per le bonifiche del terreno e la costruzione del CIS. Così, per non svelare la macchinazione, il clan inviò alcuni affiliati a chiedere ai rom un esoso aumento della tangente. In fin dei conti, i nomadi avevano causato molti problemi al clan, avevano attirato l’attenzione dei media su una zona che da dieci anni vive sotto una cappa di silenzio istituzionale ed omertà popolare; avevano osato ‘rapire’ una bimba del rione, dovevano pagare una cifra più alta. Talmente alta che, ovviamente, nessun rom poteva sborsare. Al rifiuto, la rivolta. Ecco spiegato perché la furia popolare non è esplosa la sera stessa del tentativo di rapimento, ma solo giorni dopo, quando i Sarno avevano potuto organizzare la propria strategia perfetta.

    Il risultato fu che i rom andarono via, lasciando nei campi i residui incendiati dei propri accampamenti, che vennero prontamente sciacallati dalla gente del quartiere.

    Poi, rimase solo l’immondizia. Ed ora comincia il capitolo della vicenda meno commentato dalla stampa. I rom gestivano un relativamente piccolo giro di smaltimento illegale di rifiuti tossici. Bruciavano i copertoni per ricavarne rame, ammassavano attorno i propri campi montagne di rifiuti di ogni sorta, smantellavano l’amianto dai “Bipiani” di via Volpicella e ci costruivano i propri accampamenti. Insomma, i nomadi si occupavano di smaltire i rifiuti a pochi soldi e molte attività della zona li utilizzavano per risparmiare sulla bonifica dei propri materiali usati. Trattasi di sostanze altamente tossiche e cancerogene, che venivano allegramente fatte sparire sotto terra. Con la cacciata dei rom, il fiorente mercato dello smaltimento illegale dei rifiuti è passato testé in mano al clan Sarno. I Sarno non hanno mai brillato per spirito di iniziativa aziendale, sono un esercito armato e sanguinario, ma che non sanno gestire le opportunità di mercato. Aveva lasciato il ghiotto affare lucroso dei rifiuti ai rom, ma senza di loro hanno imparato a fare anche da soli. Hanno cominciato a sversare illegalmente tonnellate di rifiuti sui terreni di via Malibran, ma anche in altri campi come quelli di via Luigi Napolitano e via Virginia Woolf, e sotto i cavalcavia di via Argine e via Luca Pacioli. Risultato, in pochi mesi (da aprile a luglio) Ponticelli è diventata un’enorme discarica a cielo aperto, in cui strani odori hanno cominciato a creare miasmi letali con il calore estivo. Le stesse bonifiche che erano state avviate dopo la rivolta popolare, per rendere ‘civili’ le condizioni dei campi rom abbandonati, si sono risolte soltanto nella demolizione delle baracche rimaste in piedi.

    Con l’approssimarsi della data d’inizio lavori per il CIS, si rendeva necessario ripulire la zona. Qualsiasi azienda si fosse aggiudicata l’appalto avrebbe dovuto sborsare esose somme di denaro per bonificare i campi. Caso vuole che all’inizio di luglio alcuni rom decidono di tornare a Ponticelli. Le dichiarazioni strappalacrime del capofamiglia Dragan affermano che quella è la loro casa e loro non andranno via. La risposta? Incendi di alcuni campi abbandonati. La stampa ha dato risalto a questi eventi come l’ennesimo episodio xenofobo rivolto verso i nomadi che avevano osato tornare nella zona proibita. Possiamo ora affermare che, invece, fu l’inizio di una nuova messa in scena. Infatti, dal 14 al 17 luglio furono dati alle fiamme numerosi campi di Ponticelli. Cosa ci spinge a dire che si tratti di azioni volute e mirate del clan Sarno? Il fatto che non bruciarono solo ciò che rimaneva degli accampamenti rom, ma soprattutto tonnellate di spazzatura. La strategia era ormai collaudata. Prima diedero fuoco al campo rom di fronte alla motorizzazione, per legittimare le proprie azioni con la scusante razzista. Poi, il giorno seguente diedero vita ad una coreografia impressionante: prima diedero fuoco al campo di via Mallibran ed al campo rom di fronte la motorizzazione; quando tutti i vigili del fuoco furono impegnati a spegnere gli incendi, qualcuno appiccò il fuoco anche alle cataste di rifiuti giacenti nel sottopassaggio di via Domenico Rea; sottopassaggio posto in prossimità del cantiere dell’Ospedale del Mare, diventato negli ultimi anni una discarica a cielo aperto di materiale tossici. Nei giorni successivi si continuò a bruciare i campi su cui sorgeranno i cantieri del CIS, in via Luigi Napolitano e via Malibran. La coincidenza più strana è che questi eventi si sono verificati pochi giorni dopo che il Comune di Napoli ha assegnato la gara d’appalto per la bonifica ufficiale dei terreni ad una impresa di Pozzuoli. Non possiamo affermare che questa impresa sia legata ai Sarno, quello che è certo è che dopo la bonifica di fuoco a cui sono stati sottoposti i siti, il suo lavoro sarà pressoché a costo zero. Bisogna qui ricordare che il governo Berlusconi ha emanato un Decreto Legge, detto “Decreto rifiuti” (D.L. 90/2008), che all’art. 9, comma 3, sancisce che i residui di incendi devono essere assimilati ai rifiuti solidi urbani e pertanto smaltiti in normali discariche, a prescindere dalla pericolosità effettiva dei materiali dati alle fiamme. Chi ha appiccato i roghi sapeva bene ciò che faceva, una bonifica a costo zero che graverà tutta sulle asl chiamate a provvedere allo smaltimento dei residui incendiali. Il silenzio della stampa su questi gravi eventi è dovuto proprio al fatto di aver mascherato gli incedi per l’ennesimo atto di intimidazione rivolto alle famiglie rom tornate in zona. Invece, sono stati smaltiti illegalmente rifiuti di ogni genere, dalle polveri d’amianto agli oli di macchinari industriali, e tutto nell’assoluta indifferenza dello stato.

    Il 17 luglio il premier Berlusconi ha dichiarato la fine dell’emergenza rifiuti in Campania, avendo ripulito il centro di Napoli. La realtà della periferia è ben diversa, e Ponticelli è solo uno dei tanti comuni in cui la malavita stra creando discariche abusive in ogni buco possibile. Per sgomberare le strade dai rifiuti sono stati soppressi diritti fondamentali, come quello alla salute. Cataste di immondizia sonno ammassate in discariche temporanee, molte tonnellate sono state inviate in Germania ed altre sono finite nelle discariche riaperte dal governo Prodi. Dopo la promulgazione del Decreto Rifiuti, Napoli e i comuni limitrofi sono diventati ‘terra dei fuochi’, centinaia di roghi hanno fatto piazza pulita di ogni qual sorta di rifiuti. Ma ancora una volta la criminalità è un passo avanti all’esecutivo. Soltanto a Ponticelli si possono contare decine di discariche abusive (via Virginia Woolf la più grande, seguita dagli imbocchi del raccordo SS162 in via Argine e via Luca Pacioli, in vari punti di viale della Villa Romana, via dei Mosaici e via Palermo). Il perché di questa sfrontata scelta criminale è stato chiarificato dalle parole pronunciate l’altro ieri (13 luglio) dal sottosegretario Bertolaso: sarà approntata la fase-due del piano di risoluzione dell’emergenza, con la raccolta straordinaria dei rifiuti speciali e pericolosi che abbondano in queste discariche. Ancora una volta i clan hanno lucrato sull’illegalità, mentre ora lo stato di accollerà le spese di ripulire il macello lasciato. Dire che per evitare questo macello sarebbe bastato un minimo di vigilanza. Invece, come testimoniato questo video che ho girato il 18 luglio in via Virginia Woolf [http://it.youtube.com/watch?v=e2c0RRFJ5II], lo scarico illegale è effettuato alla luce del sole, mentre pattuglie della polizia girano facendo finta di non guardare, e mentre dipendenti comunali recintano l’ex-campo nomadi per evitare che venga utilizzato come discarica abusiva. Il paradosso si è compiuto, una volta ripuliti i campi da destinare all’edilizia, i Sarno hanno cominciato a lucrare su ogni metro di strada disponibile. Ora tocca allo stato mettere riparo ai suoi errori. L’emergenza rifiuti non è finita, è diventata occulta. Se è cominciata per gli interessi di una classe dirigente corrotta che utilizzava come copertura le attività camorriste; ora sono gli interessi dei clan a dettare tempi e modi di svolgimento dell’emergenza. Siamo governati dai delinquenti, e non parlo soltanto del clan Sarno. E’ infatti di oggi la notizia che l’inceneritore di Napoli sorgerà tra Barra, Ponticelli e San Giovanni. In paesi che da anni sono oppressi dalla malavita organizzata, questo l’invito a nozze per chi intende creare uno sforna-tumori a due passi dal futuro mega-polo ospedaliero campano. Come dire: da una parte ti fanno venire il tumore, e dall’altra te lo curano. Questo è il vero business!


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